Da Oggi alle Politiche Italiane 2027

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi e come potrebbe funzionare la prossima legge elettorale.

EUROPAMEDITERRANEO

Francesco Bono

9/6/20265 min leggere

A seguito delle elezioni di settembre 2022, si è insediato il governo Meloni, esecutivo tutt’ora in carica che rappresenta la coalizione di centro destra e risulta secondo diversi sondaggi la coalizione politica favorita alla rielezione. Questo articolo non vuole essere un riepilogo scolastico o una semplificazione della politica italiana né dal punto di vista dei rapporti tra partiti, né rispetto alle analisi più tecniche. Piuttosto, è un tentativo di rielaborare i dati e le informazioni a disposizione, per cercare di capire come potrebbe evolvere la politica italiana nei prossimi mesi, anche in luce della nuova legge elettorale ad oggi ancora in discussione in Parlamento. Prima di andare a vedere però come si delinea la situazione futura con sondaggi e diverse possibilità, è necessario fare un passo indietro parlando appunto della situazione presente e di come ci si è arrivati.

Stabilità e difficoltà del Governo Meloni

Il Governo Meloni è appoggiato da quasi tutti i partiti di centro destra: Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, oltre che di alcuni partiti minori come ad esempio Noi Moderati. All’opposizione vediamo l’altro principale schieramento: il cosiddetto campo largo. Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e i partiti centristi come Più Europa e Italia Viva. Fa eccezione il neonato partito di destra Futuro Nazionale guidato da Roberto Vannacci che si trova all’opposizione dopo essersi staccato dalla Lega e aver dato un appoggio esterno al Governo per pochi mesi. Ci sono infine i piccoli gruppi territoriali o le forze politiche extraparlamentari che però non sembrano avere il consenso elettorale per spostare gli equilibri attuali, anche in vista della probabile nuova legge elettorale che analizzeremo tra poco. A seguito della nascita di Futuro Nazionale e della sconfitta politica del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026, oltre che di alcuni scandali nei confronti di alcuni membri del Governo, l’esecutivo esce sicuramente segnato e con la fiducia elettorale in calo. Detto questo non sembrano esserci presupposti o reali rischi per una crisi di governo anticipata, che possano portare al voto prima del prossimo anno e a un cambio di esecutivo.

Cosa ci dicono i sondaggi oggi?

Ad oggi i sondaggi sono molto equilibrati ed è complesso provare a immaginare quale fazione possa vincere le prossime elezioni: “Sommando i dati dei singoli partiti, la coalizione di centrodestra allargata a Futuro Nazionale arriverebbe al 47,9%, mentre il centrodestra ‘tradizionale’, senza Vannacci si fermerebbe al 40,8%. Dall'altra parte, la coalizione progressista estesa a tutte le forze di opposizione, con l'esclusione di Azione, raggiungerebbe il 44,6%109”.

Una differenza la farà, appunto, la presenza o l’assenza di Futuro Nazionale nella coalizione di centro destra. Infatti, il partito di Vannacci, complice anche la sua recente nascita, è dato in crescita nei sondaggi, togliendo di fatto voti ai principali partiti di governo come Fratelli d’Italia o la Lega rendendolo al momento uno egli aghi della bilancia della coalizione del centro destra in base al suo posizionamento. Allo stesso modo il cosiddetto campo largo di centro sinistra si trova a doversi presentare con idee di programma e volti non sempre condivisi dall’intera coalizione e dall’elettorato, portando la discussione su aspetti programmatici e di leadership. Per completezza, il partito di Carlo Calenda Azione, stando alle dichiarazioni del suo fondatore e dei suoi rappresentanti, correrà da solo, decidendo di appoggiare un eventuale esecutivo solo in un secondo momento post elezioni. Risulta quindi molto complesso provare a immaginare chi potrebbe vincere le prossime elezioni viste le percentuali molto vicine e i possibili mutamenti di alleanze, consenso e imprevisti che ci possono essere da qui al prossimo anno.

Leggi elettorali: come funzionano?

Ma come funzioneranno le prossime elezioni? Se non possiamo immaginare chi può vincere le elezioni con assoluta certezza, possiamo provare a capire come potrebbe funzionare la legge con cui andremo a votare. Pur non potendo esaurire l’argomento in questo articolo, ci è utile introdurre con qualche riga le tipologie principali dei sistemi elettorali. La prima tipologia è quella proporzionale, dove i seggi vengono distribuiti in base alla percentuale ottenuta da ogni partito o coalizione. La seconda tipologia, invece, è quella di tipo maggioritario in cui il partito o la coalizione che ottiene più voti vince il seggio premiando solo la lista elettorale con più voti. Infine, esistono i sistemi misti che mescolano elementi proporzionali e maggioritari contemporaneamente. Ogni legge elettorale necessità di una suddivisione del territorio in collegi, cioè in porzioni di territorio dove per ciascuno di questi si presenteranno i vari candidati di ogni partito o coalizione. Si parla, nello specifico, di collegi uninominali (cioè con un solo nome, che fanno riferimento ai sistemi maggioritari) e di collegi plurinominali (cioè più nomi presenti, che invece si riferiscono ai sistemi proporzionali).

Il Rosatellum

La legge elettorale in vigore tuttora è la legge Rosatellum (legge n. 165 del 3 novembre 2017). Il Rosatellum è un sistema misto: per due terzi proporzionale e per un terzo maggioritario. Le liste dei candidati sono presentate dai partiti e non si possono esprimere preferenze, vengono cioè eletti nell’ordine prestabilito dai partiti in base ai collegi dove sono candidati, siano essi uninominali o plurinominali. Per completezza si aggiunge che la legge in vigore concede ad ogni candidato di essere inserito in un solo collegio uninominale e contemporaneamente o in alternativa ad un massimo di cinque collegi plurinominali.

Questo tipo di sistema a liste bloccate ovviamente concede un enorme potere alle dirigenze dei partiti che decidono chi inserire nelle prime posizioni dei collegi più favorevoli. Infine, sono presenti delle soglie di sbarramento che devono essere superate per avere almeno un eletto in Parlamento. Si tratta del 10% per le coalizioni e del 3% per quanto riguarda i partiti, siano essi da soli o all’interno della coalizione.

Lo Stabilicum – La possibile legge elettorale

Come funziona invece la legge elettorale che potrebbe entrare in vigore nei prossimi mesi? Con la premessa che essendo in fase di discussione potrebbe subire modifiche, si può già dire qualcosa rispetto a questa legge elettorale detta Stabilicum. Si tratta di una legge interamente proporzionale con un premio di maggioranza, cioè un numero di seggi in più rispetto ai seggi proporzionalmente ottenuti, di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato al primo partito o alla coalizione che ottiene almeno il 42% dei voti. Nella legge viene anche stabilito un tetto massimo rispetto al premio di maggioranza di 220 deputati sui 400 totali alla Camera e 113 senatori su 200 in Senato. L’intenzione di chi sostiene il premio di maggioranza è quella di dare più stabilità ai futuri governi, mentre chi critica il meccanismo elettorale argomenta dicendo che non è equo rispetto ai voti ricevuti.

Lo Stabilicum mantiene le liste bloccate come il Rosatellum escludendo quindi in sede di voto di poter esprimere preferenze, ma solo di votare un partito o una coalizione. Un altro elemento di questa legge elettorale è il meccanismo del ripescaggio. Se infatti restano come nel Rosatellum le soglie di sbarramento per entrare in Parlamento del 10% e del 3%, la legge prevede che venga ripescata la prima lista elettorale sotto la soglia di sbarramento, all’interno di ogni coalizione che supera il 10%. La lista di ripescata parteciperà alla distribuzione dei seggi. Si delinea quindi una legge che sembra incentivare il voto alle coalizioni e a premiare il bipolarismo presente da metà degli anni ‘90. Inoltre, la legge per come è oggi, darebbe la possibilità di nominare un candidato premier per ogni partito e/o coalizione. Al di là della precarietà di questo elemento, in quanto la Costituzione, ad oggi, prevede che l’incarico di formare un Governo venga affidato al Presidente della Repubblica dopo le elezioni, è sicuramente un altro elemento che potrebbe spingere le forze politiche a collaborare tra loro.

In caso venisse confermata questa legge elettorale, le forze politiche si organizzeranno di conseguenza, probabilmente con l’intento di non disperdere voti e capitalizzare i consensi raccolti in questi anni di governo o di opposizione.

Email

info@nuovomeridiano.com

© 2025. All rights reserved.