Energia, potere e sicurezza: la transizione verde nella competizione internazionale

In un contesto segnato dalla guerra tra Russia e Ucraina, energia e sicurezza tornano al centro degli equilibri di potere internazionali.

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Enrico Lorusso

2/25/20262 min leggere

L’economia della transizione energetica sta emergendo come uno dei principali terreni di competizione geopolitica del XXI secolo, trasformando profondamente le logiche che per decenni hanno regolato i rapporti di potere internazionali.

Per lungo tempo, la sicurezza energetica è stata legata alla disponibilità di petrolio e gas naturale, risorse concentrate in specifiche aree del mondo e capaci di influenzare alleanze, conflitti e strategie di politica estera, come dimostrato dalle crisi petrolifere del Novecento o dalla centralità del Medio Oriente nei calcoli geopolitici globali. Il progressivo passaggio verso un modello energetico fondato su fonti rinnovabili, efficienza e decarbonizzazione non elimina questa dimensione competitiva, ma la riconfigura, spostando l’attenzione dal controllo dei giacimenti fossili alla capacità di dominare le tecnologie verdi e le catene globali del valore che le sostengono.

La guerra in Ucraina e le sanzioni energetiche contro la Russia hanno messo in luce la vulnerabilità delle economie fortemente dipendenti dal gas importato. In Europa questo shock ha accelerato politiche di diversificazione, investimenti nelle rinnovabili e strategie di autonomia energetica.

Parallelamente, Stati Uniti e Unione europea hanno varato ambiziose politiche industriali — dall’Inflation Reduction Act al European Green Deal — con l’obiettivo di attrarre capitali, rafforzare la produzione domestica di tecnologie pulite e ridurre la dipendenza da fornitori esterni.

In questo contesto, le materie prime critiche assumono un ruolo centrale. La loro estrazione e, soprattutto, la raffinazione restano fortemente concentrate, in particolare in Cina, America Latina e Africa. Il controllo di queste filiere si sta trasformando in una leva di potere economico e politico, come dimostrano le tensioni commerciali, le restrizioni all’export e la corsa agli accordi di fornitura di lungo periodo.

Nel medio-lungo periodo, la transizione energetica non ridurrà automaticamente la competizione geopolitica, ma ne modificherà i contenuti. Saranno premiati gli attori capaci di combinare innovazione tecnologica, sicurezza delle filiere e cooperazione internazionale.

Questo processo contribuirà a ridefinire gli equilibri di potere dell’economia globale, con effetti sulla stabilità internazionale, sulle relazioni Nord-Sud e sulle strategie di sviluppo dei Paesi emergenti. Si apre così una fase in cui economia, ambiente e sicurezza diventeranno sempre più interdipendenti e politicamente sensibili per governi, imprese e istituzioni multilaterali, chiamati a coordinarsi in modo stabile e credibile in un contesto globale multipolare e in continua evoluzione..