La Geopolitica del Safari
Come la dimensione turistica del safari è divenuta lo strumento politico perfetto del Kenya
AFRICA ORIENTALEAFRICAOCEANO INDIANO
Quando si parla di Safari la prima cosa che viene in mente non sono personale armato e militari ad ogni angolo, ma i grandi spazi verdi o secchi della savana africana. Certamente l'argomento "geopolitica" non rientra tra le prime cose a cui una persona può andare a pensare.
Eppure la realtà non è mai bianca o nera. Il Safari è divenuto, con il tempo, un'arma straordinaria nelle mani del governo Keniota; non soltanto grandi gruppi di turisti che affollano il paese, ma un vero e proprio strumento di controllo del territorio, di salvaguardia economica e prestigio internazionale.
Il Kenya è una delle nazioni in maggiore sviluppo nell'Africa Orientale, in realtà alcuni analisti economici avevano previsto che nel 2025 il paese avrebbe superato anche l'Etiopia - la prima economia dell'Africa Orientale. Sebbene le previsioni siano state disattese, da circa 10 anni il paese è in costante sviluppo e crescita, con tassi annui che ondeggiano tra il 4 e il 6%. Questa realtà è senza dubbio supportata dal fondamentale porto di Mombasa, un hub commerciale di dimensioni straordinarie e che funge da approdo per i vascelli commerciali in arrivo dall'Asia e che da qui scaricano sui camion che portano prodotti in tutta l'Africa subsahariana.
Le strade impolverate del Kenya infatti sono attraversate quasi esclusivamente da immense quantità di autotrasporti commerciali che, in gran parte, lasciano il paese verso le nazioni confinanti.
Ma il paese non è soltanto Mombasa. In kenya convivono circa 44 tribù - gruppi etnici - ufficialmente riconosciuti, a cui si aggiungono altri 15-20 gruppi tribali nomadi che attraversano i confini del paese. Questa condizione ha per lungo tempo reso complesso per lo stato esercitare un vero e proprio controllo del territorio. Da questa condizione ne deriva il primo livello della "Geopolitica del Safari" ovvero: controllo e securizzazione della nazione.
I Parchi Nazionali del paese, un tempo quasi Terra Nullius dove imperversavano scontri tribali, rendendo il territorio estremamente pericoloso, sono diventati degli immensi "recinti" i cui ingressi sono controllati militarmente e all'interno dei quali i ranger non sono semplici "guardiani della natura" ma veri e propri soldati addestrati nell'uso dei fucili d'assalto. Il parco nazionale non è più un'area sperduta, ma assume i connotati di una riserva indiana, dove non è la libertà a regnare, ma il controllo sottile e invisibile dello stato.
Il Secondo livello della geopolitica del safari è il livello economico: il Kenya ha trovato un modo più semplice e capillare per sostenere la svalutazione dello scellino keniota. Per comprendere la situazione prendiamo alcuni dadi, in Kenya il salario minimo dal 2022 ammonta a 15200 scellini, in questi 4 anni non è mai variato, nonostante la svalutazione della moneta e le promesse politiche fatte dal governo. Il che significa che mentre nel 2022 un lavoratore con regolare contratto prendeva circa 122 euro, oggi ne guadagna soltanto 100. Se ne consegue che valute estere, arrivate come pagamento o mance ai lavoratori, persino al netto delle eventuali commissioni dei cambiavaluta possono risultare in un guadagno e un bene rifugio per i singoli risparmiatori. In questo senso la geopolitica del safari permette l'ingresso di grosse somme di valuta estera in forma di piccole spese da parte dei turisti, che pagheranno spesso in euro o dollari.
Il Terzo livello, infine, è uno dei più rilevanti, il soft power statale. La conservazione degli ambienti naturali, delle faune selvatiche, degli stili di vita indigeni sono un'arma estremamente forte nel costruire la propria immagine all'estero. Davanti alla foto dei leoni, delle zebre e degli elefanti, gli stranieri dimenticano la qualità della vita, la condizione della donna, le pratiche di infibulazione. La bellezza naturale sommerge le difficoltà sanitarie e nutrizionali del paese, ma non soltanto questo: il Kenya si presenta come il grande protettore della biodiversità della savana, raccoglie premi, sovvenzioni internazionali, aiuti ONU, ONG umanitarie sul territorio; la geopolitica del safari costruisce l'immagine di una nazione integrata nel contesto internazionale e affidabile, da sovvenzionare, proteggere e aiutare. In questo modo si ottengono aiuti che altre nazioni non sono state in grado di ottenere, uno sviluppo intelligente e strategico delle proprie ricchezze naturali.
Così la logica del safari costruisce una colonna portante del Kenya e lo sostiene in un contesto regionale costellato da nazioni fallite e dittature.


