Le Nuove Guerre: Iran e Pakistan

In due giorni sono esplosi due conflitti regionali che stanno devastando il territorio e la regione, indebolendo relazioni internazionali e rapporti commerciali

MEDIO ORIENTEASIAOCEANO INDIANO

Davide Costantini

3/3/20264 min leggere

Due Conflitti, Una Crisi Regionale

Negli ultimi giorni, il quadro geostrategico dell’Asia Centrale e del Medio Oriente è precipitato in un’escalation di conflitti che rischia di trasformarsi in una crisi globale. Sullo sfondo, due conflitti distinti ma interconnessi nei loro effetti politici, economici e di sicurezza stanno devastando ampie porzioni di territorio e alterando rapporti diplomatici e commerciali.

La Guerra in Iran: la Terza Guerra del Golfo

Alle 7:30 del 28 febbraio vengono avvistate colonne di fumo alzarsi nel centro di Teheran, è iniziata una nuova guerra. In pochi minuti Israele conferma i bombardamenti come un'attacco preventivo contro l'Iran per indebolirne la minaccia regionale, appena mezz'ora dopo anche gli Stati Uniti confermano il coinvolgimento in quella che viene definita un'operazione congiunta. I bombardamenti colpiscono numerosi obiettivo militari e civili considerati strategici e mirano a minare inesorabilmente la capacità di risposta iraniana.

I siti missilistici iraniani ancora attivi, alcune ore dopo, iniziano a rispondere all'attacco israelo-statunitense cercando di colpire le basi militari americane presenti tra i paesi del Golfo e obiettivi sul territorio israeliano. La maggioranza dei missili vengono intercettati dai sistemi di difesa antiaerea e i detriti colpiscono anche aree cittadine.

In poche ore arriva la conferma della morte dell'Ayatollah Khamenei e di altri alti funzionari del regime iraniano, ma la presidenza di Pezeshkian non viene danneggiata e si annunciano subito le nuove votazioni per una Guida Suprema ad Interim. Nel frattempo da diversi paesi europei arriva la condanna nei confronti di Teheran che, con i suoi attacchi alle basi militari americane rischierebbe di estendere il conflitto alle altre nazioni del Golfo che hanno ospitato i missili Statunitensi.

Nel frattempo la morte di Khamenei scatena un'ondata di proteste in Pakistan e porta una folla di manifestanti ad assalire l'ambasciata americana a Karachi. Ricordando la situazione della crisi degli ostaggi dell'ambasciata USA a Teheran del 1979. Questa volta però la situazione si svolge in maniera diversa, i militari americani aprono il fuoco contro i civili pakistani causando 22 morti e 120 feriti. In Pakistan le proteste antiamericane si diffondono in diverse città del paese, mantenendosi per lo più pacifiche dopo la strage di Karachi.

Tra il 2 e il 3 marzo i bombardamenti sull'Iran continuano e vengono comunicati nuovi morti tra gli alti gradi del regime. I pasdaran invece annunciano la chiusura totale dello Stretto di Hormuz, annunciando che non passeranno più vascelli commerciali dallo stretto e imponendo un blocco sulle esportazioni di petrolio dal Golfo Persico

Conseguenze immediate del conflitto iraniano
  • Blocco e rischio per il commercio energetico mondiale, con pressioni sullo Stretto di Hormuz, nodale per l’esportazione di petrolio e gas.

  • Mobilitazione diplomatica internazionale divisa, con critiche diffuse contro l’azione militare e chiamate alla de-escalation da parte di numerosi governi, tra cui Canada, Norvegia e paesi del sud globale; ma anche attacchi alla rappresaglia iraniana da parte dell'Unione Europea e della Germania.

  • Ripercussioni economiche mondiali, in particolare su prezzi energetici e catene logistiche globali

  • Interruzione del traffico aereo nella regione

Guerra Afghano-Pakistana - la guerra aperta

Soltanto un giorno prima rispetto al conflitto che vede contrapposti Stati Uniti e Israele contro l'Iran, ai confini della cosiddetta regione del Grande Medio Oriente, alle 11:10 del mattino, il ministro della Difesa Pakistano Khawaja Muhammad Asif aveva dichiarato "Guerra Aperta" contro l'Afghanistan Talebano. Quella stessa mattina infatti era partita una massiccia invasione di terra lungo la linea Durand. Questo confine stabilito nel 1893 tra Emirato Afghano e India Britannica è stato considerato decaduto dall'Afghanistan per via della nascita del Pakistan, quest'ultimo invece la considera ancora oggi la linea di confine internazionale legittima.

Proprio Islamabad lungo la linea Durand ha, negli anni, costruito un sistema di difese, trincee e fortificazioni impenetrabile da cui, la mattina del 27 febbraio è partita l'invasione di terra diretta in Afghanistan. Una serie di bombardamenti aerei e di artiglieria hanno martellato il territorio Afghano e, poco dopo, hanno iniziato ad avanzare le formazioni dell'XI e XII corpo di fanteria dell'esercito pakistano - circa 90.000 uomini - e a penetrare le difese talebane.

Il 27 stesso l'Iran aveva annunciato l'intenzione di mediare una pace tra le due nazioni, ma le trattative sono state immediatamente interrotte dai bombardamenti del 28 febbraio.

Nei giorni tra il 28 febbraio e il 3 marzo sembra che le forze armate pakistane siano riuscite ad avanzare senza particolari impedimenti nel territorio talebano, registrando costanti vittorie e un numero sempre crescenti di perdite tra i talebani.

Conseguenze immediate del conflitto Afghano
  • Crisi umanitaria locale, i bombardamenti hanno colpito numerose infrastrutture, provocando sfollamenti e insicurezza per i civili.

  • Sospensione o limitazione degli scambi commerciali locali, una complicazione che si aggiunge alla già grave condizione economica imposta nella regione del golfo.

Una nuova crisi del Medio Oriente

Sebbene i due conflitti non siano direttamente interconnessi, nonostante Iran e Pakistan abbiano lanciato tentativi di mediazione per le reciproche situazioni militari, lo scoppio di due guerre su larga scala negli stessi giorni sta portando a gravi condizioni economiche, sociali e politiche nella regione. La nuova destabilizzazione regionale, con tutte le conseguenze immediate, ma anche quelle a lungo termine che si svilupperanno nei prossimi mesi, non sarà soltanto preoccupante per la regione del Medio oriente, ma avrà ripercussioni globali fondamentali. A questo dobbiamo aggiungere il rischio di un allargamento dei due conflitti a nazioni confinanti, come gli stati del golfo, che indirettamente sono già coinvolti, ma anche Cina e India, entrambe strettamente legate alle realtà politiche afghane.

Le risposte europee, che arrivano anche con l'annuncio della nuova politica francese della Deterrenza Avanzata sono infatti anch'esse un sintomo dei timori rivolti ad un possibile allargamento del conflitto.

Conclusioni

L’attuale simultaneità dei due conflitti non può essere interpretata come una mera coincidenza temporale. Essa rivela piuttosto la fragilità strutturale di un’area che funge da cerniera tra Medio Oriente e Asia meridionale, dove linee di frattura storiche, competizione tra potenze e vulnerabilità energetiche si sovrappongono. La crisi nello Stretto di Hormuz incide sugli equilibri economici globali, mentre l’instabilità lungo la Linea Durand riattiva tensioni identitarie e territoriali mai risolte.

In questo contesto, il rischio principale non risiede soltanto nell’intensità dei combattimenti, ma nella possibilità di un effetto di trascinamento sistemico che includa l’allargamento progressivo degli attori coinvolti e l’erosione degli spazi diplomatici. Se tali dinamiche non verranno contenute attraverso meccanismi multilaterali credibili, la regione potrebbe tornare ad essere un epicentro di instabilità, con conseguenze di lungo periodo per la sicurezza energetica internazionale e la pace globale.